Le favelas pacificate di Rio coinvolte nei progetti di sostenibilità di Rio+20 (In italiano)

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Sara Cattani

Qualche anno fa usciva in Brasile il film ‘Tropa de Elite – Gli squadroni della morte’, sulla malavita e il pericoloso narcotraffico della favela di Babilonia nel 1997.
Quindici anni dopo il fotogramma di Babilonia è cambiato. La favela, che si aggroviglia sul ripido Morro Babilonia, tra Copacabana e il quartiere di Botafogo, nel 2009 è stata pacificata ed ora i viaggiatori più curiosi possono accedervi con più tranquillità.

La pacificazione è avvenuta con l’instaurazione permanente della polizia pacificatrice (UPP) e la criminalità anche se ancora non è sparita completamente è stata notevolmente marginalizzata.

Camminando per la favela ci si sente tranquilli. Si respira quell’aria di familiarità di una comunità che vive assieme compartendo lo spazio urbano e la quotidianità, dove tutti si conoscono e si salutano all’incrociarsi per la strada. L’unica nota stridente rimangono i poliziotti militari della UPP
che girano con i fucili in mano, allegoria di un passato violento.

Babilonia è una delle sei favelas che è stata scelta dal governo brasiliano per essere involucrata nei progetti di sostenibilità di Rio+20. Con il supporto del governo sono stati installati un nuovo sistema di compostaggio, una rete di orti organici e un progetto di cucina organica che utilizza i
resti e bucce o pele di frutta e verdura per cucinare dolci e piatti salati.

Camminando per la favela conosciamo Maria Augusta, conosciuta da tutti come Augustinha per la sua bassa statura. Lavora l’argilla e ci mostra il suo laboratorio: una stanza piena di ciotole, statue, e centinaia di altre piccole opere che modella e cuoce con donne, adolescenti e bambini di Babilonia.
Augustinha e’ una figura chiave della favela, tutti la conoscono, la salutano e l’abbracciano al suo passaggio per strada.

Si presenta dicendo: “Io sono la comunità e la comunità sono io”. Ha 57 anni e vive lì da sempre. Ci fa conoscere le vie più nascoste della favela, i suoi abitanti, i suoi segreti. E’ lei che ci porta da Joao Baptista, il costruttore, gestore e custode del nuovo sistema di compostaggio
di cui è molto orgoglioso e ci mostra come funzionerà. Mancano solo dei piccoli ritocchi e poi tutti i rifiuti organici si potranno trasformare in terra, da utilizzare per gli orti urbani recentemente installati in vasche in vari angoli di Babilonia.

Il piano ambientale del governo promosso per la Rio+20 ha decisamente avuto un grosso successo a Babilonia. Lo stesso non si può purtroppo dire per Rocinha, la favela più grande dell’America Latina che visitiamo il giorno seguente. Là i segni del progetto sono quasi impercettibili e molta
della gente che incontriamo non e’ nemmeno a conoscenza del programma. La vastità degli spazi e la popolosità della favela ha reso la diffusione del progetto e l’inclusione degli abitanti molto più difficile.. ma tutti i grandi progetti iniziano su piccola scala: la speranza e’ che con la conclusione di Rio+20 non terminino anche i fondi per la sostenibilità ambientale nelle favelas.

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