(Italiano/Português): Questa mattina dopo un tortuoso viaggio in mezzo al traffico per raggiungere il Convention Center…

Chiara Zanotelli, enviada especial a Doha (Catar)

(Italiano)

Questa mattina dopo un tortuoso viaggio in mezzo al traffico per raggiungere il Qatar National Convention Center, ho partecipato al UNFCCC media training shop: mitigation nella press room 2, nella zona blu al piano terra del Centro Congressi in mezzo al deserto, eretto in occasione di questo importante evento annuale dedicato ai cambiamenti climatici. Se avete un po’ la testa che vi gira dopo aver letto le prime quattro righe di questo articolo, non vi preoccupate, è la prima sensazione che ci accoglie quotidianamente appena passato il parcheggio, scese le scale mobili, passata la security area, percorso il lungo tragitto su due diversi tapis roulant ,che ti portano ai piedi di un’altra scala mobile e dopo aver passato l’identification area. Dopo circa 45 minuti di autobus e 10/15 minuti di marcia su vari terreni, possiamo finalmente scegliere in quale zona dei tre piani, peraltro sfasati ed asimmetrici, del QNCC vogliamo spendere le prossime tre/quattro ore prima della pausa pranzo (esatto, per arrivare in tempo ai primi eventi mattutini ci svegliamo con il sorgere del sole). Ritornando al mio articolo, l’oggetto della mia attenzione questa mattina è stato l’ Emission Gap Report 2012 rilasciato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP).

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Nel 2009, durante la COP15, tenutasi a Copenaghen, i negoziatori internazionali si accordarono per fissare l’obiettivo di mantenere il cappello massimo di riscaldamento globale a 2° C nel 2020. A seguito dell’incontro, alcune nazioni depositarono degli impegni volontari per tagliare le emissioni prodotte nel proprio paese.  Per esempio, gli Stati Untiti si impegnarono a mantenere le emissioni ad un limite  del 17% sotto il livello raggiunto nell’anno 2005.  Negli anni a venire, tuttavia, gli stati non hanno apportato nessun cambiamento sostanziale alle proprie promesse. L’Emission Gap Report 2012 sottolinea il buco tra gli impegni assunti e i tagli necessari per mantenere il mondo su un tracciato che porti con probabilità a restare in linea con l’obiettivo dei 2° C. Quello che le Nazioni Unite hanno trovato nel primo Emission Gap Report era un buco di 10 giga tonnellate tra retorica ed azione. Due anni più tardi, questo buco si aggirava attorno alle 14 giga tonnellate di CO2e (anidride carbonica ed equivalenti).

La settimana scorsa l’UNEP ha pubblicato il suo ultimo Emission Gap Report, e, fondando il contenuto di questo sulla perizia di 51 scienziati e studiosi, ripete le sue precedenti conclusioni: se il mondo vorrà raggiungere il proclamato obiettivo comune di limitare la crescita della temperatura media globale ad un livello al massimo pari a 2 gradi Celsius, questo secolo, allora le emissioni di gas serra non dovranno superare le 44 giga tonnellate di anidride carbonica e altri gas serra (GTCO2e) annue nel periodo ti tempo che corre fino al 2020. [8 Ways Global Warming Is Already Changing the World] Nel migliore dei casi, gli impegni internazionali, attualmente in vita, di ridurre l’anidride carbonica taglieranno le emissioni previste fino a 52 giga tonnellate, dalle 58 giga tonnellate prospettate in caso di totale inazione. Seguendo le regole della matematica questi dati rilevano una sfasatura di 8 giga tonnellate di CO2e, ovvero una percentuale del 18% superiore rispetto alle 44 GTCO2e di cui abbiamo bisogno per rimanere in un pianeta di soli 2 gradi Celsius più caldo.

(Due parole circa questi calcoli: mentre l’anidride carbonica è il gas serra dominante, altri come il metano, che ha un potente effetto surriscaldante ma rimane nell’atmosfera solo per un minuscolo periodo di tempo se comparato con l’anidride carbonica, parimenti contribuiscono al riscaldamento. Il report dell’UNEP raggruppa questi gas serra insieme, descrivendoli con il termine “equivalenti dell’anidride carbonica”. A causa della differenza tra questi gas, tuttavia, non tutti gli scienziati supportano tale approccio.)

L’UNEP incolpa, oltre la mancanza di un’azione globale, l’aumento della crescita economica, progettato nelle economie chiave in via di sviluppo e un fenomeno che potrebbe chiamarsi di doppio conteggio della compensazione  delle emissioni di CO2.

Si tratta del terzo pesante campanello d’allarme nelle ultime settimane che hanno portato all’avvio della COP 18 a Doha- il più grande emittente pro-capite al mondo. Prima tra tutti, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha avvertito che due terzi dei combustibili fossili al mondo dovranno restare sotto terra se il sopra menzionato target dei 2 gradi Celsius vorrà essere rispettato; poi la Banca Mondiale (WB) ha posto l’accento sul fatto che, tenendo il corso delle attuali traiettorie intraprese, il mondo si sta avviando verso una crescita media delle temperature pari a 4° C- con le devastanti conseguenze che seguiranno. Infine il report dell’Organizzazione Metereologica Mondiale ha rilevato che le emissioni di gas serra hanno raggiunto livelli record nel 2011.

Entrambi i report, quello dell’UNEP e quello della Banca Mondiale, tentano di portare un messaggio positivo: “Con l’azione, un mondo di 4° C più caldo può essere evitato”, scrive l’autore del report della Banca Mondiale, Turn Down the Heat.

In particolare, il report dell’UNEP propone una lista di policy che, se attuate, potrebbero restringere questo sconcertante buco. Queste includono standard di efficienza energetica e classificazioni per le apparecchiature e l’illuminazione; miglioramenti nelle norme edilizie, infrastrutture per il trasporto concentrate sul transito di massa, a piedi, in bicicletta e lungo i corsi d’acqua; le politiche forestali, come quelle del Brasile, che aumentano la protezione di aree nella foresta Amazzonica e l’investimento in sistemi di monitoraggio satellitare contro la deforestazione illegale.

“Mentre i governi lavorano per negoziare un nuovo accordo internazionale sul clima che entrerà in vigore nel 2020, essi devono urgentemente mettere il loro piede sull’acceleratore”, ha detto il Direttore Esecutivo dell’UNEP Achim Steiner in un’intervista con il giornale Bloomberg. “La triste constatazione rimane nel riconoscere come una transizione verso una green-economy inclusiva e a basso livello di anidride carbonica stia avvenendo troppo lentamente.”

Una mancata azione potrebbe portare a costi il 10-15% superiori dopo il 2020 se i dovuti tagli alle emissioni verranno ritardati, ha detto l’UNEP, citando “preliminari valutazioni economiche” al termine della conferenza stampa nella fredda sala stampa Numero 2, dell’ala blu al piano terra del Qatar National Convention Center.

(Português)

Se a temperatura global chegar a 4 graus…

 

Hoje de manhã após uma viagem super enrolada no meio do trânsito para chegar ao Qatar National Convention Center, participei do debate “UNFCCC media training shop: mitigation” na sala 2, na zona azul do Centro de Convenções no meio do deserto, construído especialmente para este importante evento anual sobre mudanças climáticas

 

Se você sente a cabeça que roda após ler estas primeiras linhas, não se preocupe pois é essa a sensação que se tem quando todo dia passamos o portão de ingresso e as várias barreiras de segurança para ter acesso ao Centro de Convenções. É ali que passamos de 4 a 5 horas antes do almoço entre as várias salas de discussão.

Voltando ao real conteúdo deste artigo, o objeto de minha atenção hoje de manhã foi o relatório Emission Gap Report 2012 divulgado pelo Programa das Nações Unidas para o Meio Ambiente (UNEP).

Em 2009, durante a COP15, que aconteceu em Copenaghen, os negociadores internacionais fizeram um acordo para fixar o objetivo de manter a temperatura máxima global de 2 graus até 2020. Depois deste encontro, alguns países assumiram compromissos voluntáriso para cortar as emissões de  de gas efeito serra em seus próprios países. Por exemplo, Os Estados Unidos se comprometeram a manter o limite de emissões de redução em 17% em relação à taxa de emissão de 2005.

Nos anos seguintes, todavia, os países não trouxeram nenhuma mudança substancial às suas próprias promessas.  O documento Emission Gap Report 2012 ressalta a lacuna que existe entre os compromissos assumidos e os cortes necessários para manter o planeta dentro dos 2 graus de aumento da temperatura global.

O que as Nações Unidas descobriram foi um buraco de 10 giga toneladas entre retórica, blá-blá-blá, e ação. Dois anos mais tarde em relação a 2009, esse buraco aumentou para 14 giga toneladas de CO2, principal gás do efeito serra.

Este precioso documento do UNEP foi produzido por 51 cientistas e estudiosos do assunto e repete as conclusões de anos anteriores: se o mundo il mondo quiser chegar ao objetivo de manter o máximo de aumento da temperatura global em até 2 graus, então as emissões de gás a efeito serra não podem passar de 44 giga toneladas de CO2 e outros gases por ano até 2020. O problema é que, pelas negociações e andamento, os negociadores estão trabalhando com um cenário de produção de 52 giga toneladas. Ou seja: são 8 giga toneladas ou 18% de diferença, e relação às 44 giga toneladas para manter o planeta a apenas 2 graus de aumento de temperatura global.

O UNEP acusa a falta de uma ação global dos governantes, o aumento da crise econômica e um fenômeno que está sendo chamado de “dupla conta da compensação das emissões de CO2.

Trata-se de um outro sinal de alarme que está tomando conta das discussões e Doha – o maior emissor per capita do mundo. Antes de tudo, a Agência Internacional de Energia (IEA, sigla em inglês) afirmou que dois terços dos combustíveis fósseis do mundo terào que permanecer no subsolo se quisermos atingir o objetivo dos 2 graus. No mais, o Banco Mundia lançou um sinal de alerta ainda mais preocupante aqui e Doha: seguindo o modelo atual de desenvolvimento econômico em todo o mundo, estamos indo para um crescimento médio de temperatura perto dos 4 graus, e con as consequências desatrosas que poderão ocorrer.

Por fim, o relatório da Organização Metereológica Mundial revelou que as emissões de gás a efeito serra atingiram um nivel record em 2011. No entanto, seja o UNEP que o Banco Mundial procuram lançar uma mensagem positiva: “Com ações, um mundo com 4 graus mais quente pode ser evitado”, diz o relatório Turn Down the Heat.

Em particular, o relatório do UNEP propõe uma lista de políticas que, se aplicadas, poderiam contribuir para manter a temperatura global em até 2 graus. Vão desde modelo de eficiência energética e classificação de apralehos eletrônicos e iluminação, melhortias nas normas de construção civil, infra-estrutura para o transporte de pessoas a pé, em bicicleta e pelos rios, até políticas florestais, como as aplicadas pelo Brasil, que busca proteger áreas da floresta amazônica e o investir em sistemas de monitoria por satélite contra o desmatamento ilegal.

“Enquanto os governos buscam um novo acordo internacional sobre o clima que deverá entrar em vigor em 2020, os mesmos deveriam ser mais rápidos”, afirma o diretor executivo do UNEP Achim Steiner em entrevista ao jornal Bloomberg. “A triste constatação é que essas mudanças para uma economia verde e a redução de emissões de gases a efeito serra estejam acontecendo muito lentamente.”

Uma falta de ação poderia levar a custos 10%, 15% superiore após 2020 se não houver uma devida redução de emissões, conclui o diretor UNEP, durante a coletiva de imprensa que aconteceu na sala 2, na zona azul do Centro de Convenções do Qatar.

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